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Come Creare Posti Verdi

Come Creare Posti Verdi - Partito Rifondazione Comunista
Il 2009 si è chiuso con 15 milioni di disoccupati negli Stati Uniti e circa 23 milioni nell'Unione Europea. In entrambe i casi, il tasso di disoccupazione è prossimo al 10%. Dall'inizio della crisi sono stati persi più di 7 milioni di posti di lavoro negli Usa e più di 5 in Europa. Di fronte a queste cifre, parlare di fuoriuscita da politiche di sostegno all'economia o, con un eufemismo, di «rimettere a posto i conti pubblici» è semplicemente irresponsabile. (...)
In Italia, secondo l'Istat, il tasso di disoccupazione era dell'8.2% nell'ottobre 2009 (il dato peggiore dal 2004) e, quindi, le persone in cerca di occupazione avevano già superato la soglia dei 2 milioni. Considerando che negli ultimi due mesi dell'anno la situazione è peggiorata, che parecchi, tra giovani e donne, non cercano attivamente un lavoro e che una fetta di lavoratori in cassa integrazione non sarà riassunta è ragionevole assumere che, nei primi mesi del 2010, il numero di effettivi disoccupati sarà prossimo a 2 milioni e 200 mila unità. Ciò significa che, per tornare ad un tasso di disoccupazione «accettabile» del 6% (corrispondente a 1 milione e 500 mila individui) ci troveremo di fronte all'esigenza di (ri)collocare sul mercato del lavoro circa 700 mila persone. Tutto ciò va fatto nel più breve tempo possibile, cioè a dire entro i prossimi due anni, onde evitare che molte persone, soprattutto quelle meno giovani, restino intrappolate nella disoccupazione di lunga durata e, quindi, vedano diminuire la probabilità di assunzione.
Poiché, anche assumendo che la ripresa si dispieghi in modo sostenuto, il mercato lasciato a sé stesso non garantisce affatto l'obiettivo di cui sopra, un governo che si rispetti non può disconoscere che quella occupazionale è una emergenza da affrontare urgentemente attraverso un piano (straordinario) di interventi pubblici. È opportuno e possibile che tali interventi colpiscano congiuntamente gli obiettivi dell'occupazione e della tutela dell'ambiente, essendo quella ambientale un'altra impellente emergenza, non solo a livello nazionale ma globale.
Mi riferisco, quindi, allo sviluppo delle «eco-industrie», un aggregato ampio di attività a cui il concetto di green economy dovrebbe rinviare. Secondo la definizione proposta da Eurostat e Ocse, le eco-industrie comprendono tutte le attività finalizzate alla produzione di beni e servizi che misurano, prevengono, limitano, riducono e correggono i danni ambientali causati all'acqua, all'aria e alla terra, così come i problemi legati ai rifiuti, all'inquinamento acustico e, più in generale, all'eco-sistema; esse includono le innovazioni nelle tecnologie pulite, nei prodotti e servizi che riducono i rischi ambientali, l'inquinamento e l'uso di risorse materiali.
Nel rapporto «A Green New Deal for Europe» (predisposto dal Wuppertal Institute) viene stimato, per il 2004, il peso delle eco-industrie sul Pil dei paesi europei. Esso è pari al 31% per la Germania, seguita dalla Francia con il 21% mentre la media Ue si attesta sul 14%. L'Italia risulta al di sotto della media con un peso delle eco-industrie pari a circa il 9%. Ponendosi il traguardo minimale di raggiungere la media Ue nei prossimi due anni, i posti di lavoro che potrebbero essere creati in Italia nel settore della green economy sarebbero circa 140 mila, vale a dire il 20% dei 700 mila di cui il paese avrebbe bisogno per tornare, nel 2012, a condizioni occupazionali accettabili. (...)
La versione completa dell'articolo su www.sbilanciamoci.info
12/01/2010 12:53 am commenti (0)

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