Tentiamo in queste poche righe di dare una lettura approfondita dei dati sulla Cassa Integrazione di Agosto 2010, pubblicati dal dipartimento Settori Produttivi, Industria -Agricoltura – Artigianato della CGIL. Questo studio dimostra una situazione grave non solo dell’industria ma anche del settore del commercio e dei servizi,il cosiddetto terziario. I dati fotografano una cirsi globale in essere che ne proietta gli effetti anche in prospettiva.
I dati di agosto chiudono il quinquennio temporale peggiore da quando è stata attiva la Cassa Integrazione Guadagni come strumento di intervento tampone.
In questi cinque anni è stato allargato il campo di intervento, utilizzando altre fonti di finanziamento dal fondo versato all’Inps dai lavoratori e dalle imprese.
Ciò ha fatto crescere l’utilizzo della cassa in deroga, soprattutto negli ultimi due anni, fino a raggiungere un’utilizzazione maggiore della cassa ordinaria e straordinaria.
I dati della Cassa Integrazione Guadagni e l’andamento tendenziale delle tre componenti (ordinaria, straordinaria e in deroga), devono unirsi ai dati della disoccupazione giovanile e ai fenomeni di sotto occupazione sempre più signficativi.
La diminuzione delle ore di cassa ordinaria ad agosto 2010 rispetto al mese precedente
(-67,52%) e rispetto ad agosto 2009 (‐66% ) è legato a due fattori
- uno ciclico poichè i lavoratori in cassa ordinaria smaltiscono le ferie residue ed essendo agosto un mese ideale per le chiusure, in esso si concentrano tali situazioni
- uno strutturale che conferma come il grosso della crisi e della richiesta di ore di Cassa Integrazione si sia spostato verso la Cassa Straordinaria e in Deroga, che aumentano nello stesso arco temporale, sia per effetto delle modifiche introdotte sull’uso della Cigo oltre le 52 settimane, e perché probabilmente sono maturati i tetti previsti dei 36 mesi.
L’andamento della cassa Straordinaria (‐38,82% ad agosto 2010 un rispetto a Luglio, +121% rispetto ad agosto 2009 e +203,45% tendenziale nel periodo Gennaio-Agosto 2010) e della cassa in deroga(+5,77% ad agosto 2010 un rispetto a Luglio, +195% nel periodo Gennaio-Agosto 2010, 358,73% tendenziale nel periodo Gennaio-Agosto 2010) conferma lo spostamento verso un provvedimento strutturale di governance delle situazioni di crisi aziendale.
Tutti i settori economici denunciano percentuali di aumento nella Cassa in deroga oltre il 150%, a dimostrare che ormai tutto l’apparato produttivo è profondamente coinvolto nella crisi, dalla grande azienda alla piccola azienda ai settori del commercio e dei servizi.
Nel periodo gennaio-settembre sono state raggiunte 925,7 milioni di ore autorizzate ossia il 50,5% in più rispetto ai 614,9 milioni del 2009. A settembre si è superato con tre mesi d'anticipo il dato dell'intero 2009.
Questi sono i dati relativi alle persone che stanno perdendo quasi definitivamente il posto di lavoro,ai quali devono essere sommati i migliaia di lavoratori precari della scuola,del pubblico impiego,della sanità,dei contratti atermine e delle partite iva.
Questi sono i dati del paese reale con i quali si deve confrontare ogni progetto politico che si ponga l’obiettivo della modifca e del miglioramento degli stessi.
Al di là della miopia dell’esecutivo in carica nella valutazione della crisi,per lungo tempo dichiarata inesistente, è interessante chiedersi se le ricette del riformismo e della cosiddetta ‘sinistra riformista’ siano o meno in grado di dare delle risposte strutturali ai milioni di cittadini e persone a cui questo sistema economico sta di fatto negando una prospettiva di vita.
Soprattutto occorre chiarire e verificare se sia possibile o meno migliorare questi dati senza mettere in discussione le leggi economiche che hanno prodotto questo disastro e questa macelleria sociale. Verificare quindi se vi sia o meno uno spazio ‘riformista’ nell’attuale congiuntura e se esso possa produrre effetti sulle persone colpite dai provvedimenti sopra citati.
Alcune risposte arrivano dai quotidiani del riformismo italiano.Dalle colonne di Repubblica infatti Mario Pirani decantando il modello Obama,peraltro bocciato nella tornata elettorale di medio termine,traccia le linee guida del riformismo italiano in materia economico-industriale.
Il punto di partenza è l’accettazione del modello Marchionne quale presa d’atto delle condizioni imposte dalla globalizzazione,quindi l’assunzione e l’assoluta accettazione delle leggi economiche che hanno determinato questa profonda ed irreversibile crisi.
I nuovi obiettivi del riformismo italiano quindi dovrebbero essere quelli di continuare sul solco della competitività giocata sul salario, sull’orario, sui ritmi e condizioni di lavoro, sui diritti individuali, collettivi e sindacali.
Pare quindi evidente che il riformismo italiano su questa strada sia più attento a perpetuare la macelleria sociale in atto che a dare risposte ad una moltitudine di disoccupati,sotto occupati e precari.
Che poi Prodi, e certo non solo lui nell'area del centrosinistra , la pensi così, non è una novità e l’esperienza dei governi di centro-sinistra lo conferma.
Le prove di governi tecnici e di maggioranze alternative all’attuale esecutivo andate in scena giovedì 4 novembre ,e che potrebbero snodarsi da Futuro e Libertà a Sinistra e Libertà,passando per Di Pietro,Bersani,Casini e Rutelli non lasciano intravvedere nulla di buono su questo terreno.
Il dato politico di questi anni, di questi mesi, di questi giorni ci consegna un teatrino politico-istituzionale imperniato esclusivamente sui ‘vizi’ e sull’uso personalistico del potere da parte del presidente del consiglio. Questi argomenti hanno sostituito le diverse visioni di modelli sociali ed economici alternativi. In Italia,come in altri paesi europei con sistemi elettorali maggioritari, si è assistito all’omogenizzazione delle ricette socio-economiche adottate indifferentemente da maggioranza e opposizione, in modo bipartisan a tutto vantaggio di chi queste leggi ha imposto. La sconfitta di Obama conferma questa tesi. Il dibattito sui ‘vizi’ personali del premier non possono che lasciare indifferente il popolo degli esclusi e degli espulsi, attanagliati dai loro problemi di sopravvivenza e di prospettiva,poiché questi problemi ormai non fanno più parte del dibattito e del programma politico.
Il problema è e rimane nelle mani della sinistra extra parlamentare, e se essa sia o meno in grado di proporre un progetto politico in grado di dare risposte ai milioni di persone esclusi dalla politica e dall’economia globale. Che prenda finalmente atto della non influenzabilità a sinistra di questo modello economico e politico che ha sancito l’esclusione dalle assemblee elettive delle forze politiche e sociali che ad esse si oppongono.
Il problema vero quindi della sinistra sia italiana che europea non è tanto quello di riacquistare una rappresentanza e una visibilità istituzionale,cosa molto importante;ma quello di intraprendere un progetto politico capace di riportare nell’agenda politica i temi del rapporto tra capitale e lavoro, tra diritti e doveri, tra modelli di società alternativi.
La grandiosa manifestazione di sabato 16 ottobre a Roma indetta dalla FIOM e snobbata dai vertici del PD oltre a dimostrare le teorie di Pirani consegna alla sinistra un popolo con rivendicazioni chiare a cui pare chiaro che il riformismo Piraniano non potrà mai dare risposte strutturali.
Occorre che la Sinistra vera, sappia non deludere questo popolo e le sue rivendicazioni.
Se la Federazione della sinistra sarà in grado di esprimere tutto ciò non potrà che incontrare il consenso di quella classe sociale a cui essa vuole fare riferimento.
In caso contrario non sarà altro che una ennesima riedizione di un riformismo temperato già ben rappresentato oggi nel parlamento italiano.
La Redazione del sito
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