Alcuni anni fa il Censis titolava con grande efficacia: "Finanza locomotiva dell'immobiliare". Le operazioni di finanziarizzazione del settore hanno interessato moltissimo i più importanti gruppi imprenditoriali e determinato un vero e proprio riassetto dei poteri al suo interno. La capitalizzazione di borsa dei capitali immobiliari ha mosso miliardi di euro. Lo Stato ed i governi non solo hanno assistito senza intervenire, ma hanno partecipato e incentivato questa bolla immobiliare speculativa mediante le dismissioni del patrimonio pubblico che ha avuto nei tempi e nelle procedure un'accelerazione fortissima attraverso la cosiddetta "cartolarizzazione". Parola che si traduce facilmente con il termine "speculazione". Un giro enorme, una bolla speculativa immensa, causa non effimera di quella droga finanziaria che ha ucciso i più poveri e ha finito per avvelenare l'intera economia. Questa politica ha fatto parte della finanza creativa inaugurata da Tremonti ed ha costituito la traduzione del "vangelo" neoliberista: privatizzare i profitti e socializzare le perdite. Nel 2001 veniva creata una società finanziaria per realizzare l'enorme svendita del patrimonio pubblico: la Scip. Nel 2009 ne veniva dichiarato il fallimento, accollando allo Stato (cioè alla collettività) l'enorme deficit realizzato: 1 miliardo e 700 milioni di euro. Ma la sbornia non è finita: ora tocca al Demanio e ai beni della Difesa, per i quali è stata creata una società ad hoc, la Difesa Spa.
Cosi oggi prende il via il trasferimento di caserme,spiagge,e demanio agli enti locali che provvederanno alla loro commercializzazione, all’insegna del nuovo termine coniato il “federalismo demaniale”.
Cosi oggi prende il via il trasferimento di caserme,spiagge,e demanio agli enti locali che provvederanno alla loro commercializzazione, all’insegna del nuovo termine coniato il “federalismo demaniale”.
Siamo agli antipodi delle politiche attuate negli anni Sessanta e settanta, nei quali erano i Comuni allora detti «democratici», in accordo con i progettisti e da questi sollecitati, a voler preservare la proprietà pubblica di suoli e di edifici destinati a funzioni sociali e culturali o a residenza (case comunali, dell’Iacp e di altri istituti).Anni nei quali la programmazione territoriale giocava un ruolo centrale nello sviluppo del territorio.
A ben vedere la necessità di un recupero e una pianificazione seria del territorio è particolarmente urgente in questi anni.La necessità di un serio piano abitativo rivolto all’edilizia sociale è drammaticamente urgente come il caso Favara dimostra. Questo piano di intervento potrebbe cominciare proprio dagli spazi demaniali e della difesa che andranno invece in pasto ai soliti speculatori di turno.
La realtà locale dimostra che i Comuni stanno provvedendo per conto loro a vendere se stessi. Il giornale «Milano finanza» del 19 dicembre scorso illustra un «piano di alienazioni immobiliari» di sedici Comuni derivanti dai bandi delle aste previste per il triennio 2009-2011. Aosta, Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Padova, Perugia, Pescara, Pisa, Reggio Emilia, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo. Il malloppo totale, al quale appartengono sia i «gioielli di famiglia» appetiti dai grandi speculatori, sia buone occasioni per qualsiasi imprenditore è di 5 miliardi e 638 milioni. La parte del leone la recita Milano con un valore di ben 4 miliardi e 700 milioni.
Nessuno sa il destino urbanistico ed edilizio di questo violento passaggio dalla città pubblica alla città privata, e si assisterà all’ennesima vicenda disastrosa dal punto di vista degli interessi sociali dei cittadini. Nessuna condizione, nessun vincolo sulla destinazione futura e sulle trasformazioni fisiche regola le vendite. I Comuni fanno cassa in questo modo per pareggiare i bilanci, anziché, pretendere dal governo la restituzione dell’Ici. Fanno cassa per rientrare dalle scellerate operazioni di finanza creativa legate ai derivati finanziari sottoscritti da moltissimi comuni ,provincie e regioni italiane.
Per coprire queste immense perdite si provvede alla svendita dei beni pubblici.
Gli immobiliaristi, grandi medi piccoli, si sentiranno sempre più liberi, col ringraziamento dell’autorità pubblica, di continuare e portare a compimento il programma di appropriazione delle città, dunque anche di abolire quel che rimane del sentimento di comunanza urbana vantato dagli abitanti.
Nel contesto della svendita del territorio e del patrimonio pubblico, del consumo scellerato del territorio si innestano i progetti delle grandi opere a cominciare dalla TAV,al ponte sullo stretto di Messina,all’alta velocità,al nuovo assetto della Protezione civile SPA che avrà carta bianca su emergenze,ricostruzioni,eventi e grandi opere.
La pianificazione territoriale espropriata alla politica e alle comunità locali interessate, viene trasferita alla libera iniziativa degli appetiti dei privati.
Questa è il trionfo della linea liberista perseguita dal governo di centro destra e purtroppo non contrastata neppure dal cosiddetto centro-sinistra parlamentare.
Per contrastare questo consumo scellerato del suolo occorre una inversione di strategie e di comportamenti che riconosca in primo luogo la falsità del mito della crescita infinita e dello sviluppismo come faro dell’agire politico.







