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Il vento pare proprio cambiare !

Il vento pare proprio cambiare ! - Partito Rifondazione Comunista
L’attesa sul raggiungimento del quorum ,e quindi sull’esito,della tornata referendaria del 12 e 13 giugno pare ormai scontata.
Al di la della portata della vittoria dei SI occorre riflettere anche sulla poratta politica di quanto è avvenuto,sta avvenendo e sullo strumento referendario stesso.
Spesso si è detto che lo strumento referendario è stato utilizzato male e troppo spesso.Che è stato un modo per scaricare sull’elettorato responsabilità decisionali che l’esecutivo non si voleva assumere.Altre volte,dopo una tornata referendaria, si è assistito al ‘raggiro’ legislativo per far rientrare dalla finestra ciò che l’esito referendario aveva fatto uscire dalla porta.
In generale; ma soprattutto in questa tornata, lo strumento referendario di iniziativa popolare è, e rimane l’ultimo strumento che consente ai singoli cittadini,ai movimenti, ai partiti di esprimere un’opinione sulle scelte strategiche che li riguardano.
Di ‘riportare sulla terra’ governi e parlamenti che distano anni luce dalla realtà quotidiana di quei milioni di persone e cittadini che essi pensano di rappresentare.
Così il ricorso allo strumento referendario ed i suoi risultati sono il termometro dello scollamento tra potere ed elettorato.Scollamento che aumenta nei sistemi elettorali maggioritari che,contrariamente a quanto propagandato, assicurando maggioranze qualificate,allontanano sempre più gli elettori dagli eletti.
Soprattutto lo strumento referendario è necessario quando una larghissima parte di popolazione ed i loro problemi non hanno referenti politici nelle asembleee elettive.
E’ evidente il nesso tra l’utilizzo ed il ricorso allo strumento referendario ed il fenomeno del non voto nelle elezioni politiche,fenomeno tipico di sistemi elettorali maggioritari,che escludono dalla rappresentanza politica parlamentare vastissimi strati di popolazione ai quali rimane questo strumento per poter esprimere una opinione.
La costituzione Italiana prevede e regolamenta questo strumento,inteso come metodo di partecipazione e di coinvolgimento su temi di portata strategica e come campanello di allarme della ‘discrasia’ esistente tra potere,rappresentato dall’esecutivo, ed elettori.
In questo senso l’esito ormai scontato del referendum del 12 e 13 giugno,si trasforma in una bocciatura senza appello delle scelte dell’esecutivo in carica, dei progetti di privatizzazione di un servizio pubblico locale come l’acqua accarezzato e perseguito anche da alcune componenti dell’opposizione parlamentare.
Come non ricordare in questo senso il decreto Lanzillotta,da cui il decreto Ronchi/Fito discende.
Guardando più lontano del proprio naso quindi, il legislatore dovrebbe prendere atto di ciò che deriva dall’esito referendario: una bocciatura senza appello del processo di privatizzazione e di liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dell’energia.
Processi che concentrano nelle mani di pochissimi potentati economici e clientelari le strategie e le politiche sui beni comuni di un intero paese.Una bocciatura della politica di intervento sulla giustizia operata dall’esecutivo in carica, che è ed è stata l’asse portante del programma di governo del centro-destra.
Se questa analisi risulta vera,allora appare evidente che l’esecutivo in carica non sia più in grado di esprimere decisioni in sintonia con quanto espresso dall’elettorato.La stessa riflessione è altrettanto vera ed applicabile verso tutta quella parte di opposizione che sull’onda della mobilitazione popolare che si è sviluppata sui 4 quesiti referendari,ha cambiato atteggiamento e strategia.
Se da una parte quindi l’esito referendario esprime una valutazione chiara di bocciatura dei provvedimenti dell’esesecutivo,dall’altra lascia aperto un altro grande problema, quello che il parlamento in carica,maggioranza e opposizione,sia in grado di interpretare quanto espresso dall’elettorato.
F.M 13 Giugno 2011
 
13/06/2011 02:16 pm commenti (0)