la discrasia esistente tra Costituzione materiale e Costituzione formale è fatto ormai conclamato e di fatto imposto in questi anni.
Interveniamo nel dibattito sulla costituzionalità della nomina di Monti a capo del governo, che sta ha occupando alcuni spazi anche locali rispondendo all'articolo di Franco Astengo a cui rimandiamo, che si svolge esclusivamente fuori dai riflettori mediatici collettivi.
A nostro parere la discrasia esistente tra Costituzione materiale e Costituzione formale, già ampiamente esistente ante governo Monti,si è ulteriormente aggravata in questi ultimi tempi.
Tale discrasia era già palesemente evidente con la riforma elettorale maggioritaria ,veicolata e raccontata a tutti gli italiani con l'affermazione che finalmente l'elettore avrebbe scelto il governo e il primo ministro.
La designazione diretta del governo e del suo presidente non solo non è prevista nel dettato costituzionale, nè lo è mai stata ;ma si pone in quella discrasia tra costituzione materiale e formale che, a seconda delle convenienze, viene evidenziata o taciuta.
Nello scenario politico,associativo,sindacale e mass-mediatico, a seconda delle convenienze particolari si fa quindi emergere ciò che più conviene, alla faccia della universalità costituzionale.
In questi giorni, in cui la corte costituzionale dovrà esprimersi sulla legittimità dei questi referendari sostenuti da Di Pietro - Parisi – Pd – SEL ed altri, si registrano già alle prime dichiarazioni che indicano nella bocciatura dei quesiti stessi, un attentato alla democrazia e alla centralità dell'elettore.
Se da una parte si sostiene che i governi usciti dal sistema maggioritario rispondevano alle affermazioni che finalmente l'elettore italiano avrebbe scelto il governo e il primo ministro, non si capisce perchè, quando la coalizione uscita dalla tornata elettorale non ha più i numeri per esprimere una maggioranza, non si sia andati ad una nuova consultazione popolare. E perchè questa opzione sia stata esercitata per il governo Prodi e non per l'ultimo governo Berlusconi.
Il problema purtroppo non è 'solo' se Napolitano si è mosso all'interno del dettato costituzionale ;ma è ben più grave ed è
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se due privati cittadini (Trichet-Draghi) non eletti da nessuno,ma che agiscono in base alla loro posizione di potere all'interno dei potentati economici europei, possano o meno imporre governi e primi ministri ai singoli paesi europei;
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se sia costituzionalmente corretto che tali governi vengano fatti digerire al popolo italiano senza alcun passaggio elettorale (elezioni o referendum sulle ricette).
Che tutto ciò si sia concretizzato tirando per i capelli la costituzione è sotto gli occhi di tutti.
La deriva presidenzialista intrapresa da Napolitano nella gestione della crisi del governo Berlusconi diventa quindi anche questione di autonomia e di sovranità.
La questione diventa quindi se il dettato economico-finanziario internazionale sia sottoponibile o meno alle regole democratiche e costituzionali dei paesi aderenti all'unione europea.
Ciò è stato impedito in Grecia e si è accuratamente evitato in Italia
Non si sarebbe trattato di chiedere al popolo italiano se fosse favorevole o meno a pagare i costi della crisi o più genericamente a pagare le tasse;ma accuratamente si è impedito di mettere a confronto tesi, visioni e ricette, e su di esse chiedere il pronunciamento collettivo,come ogni mandato politico necessiterebbe.
Tutto ciò non si è avverato giocando equivocamente sulla qualità 'tecnica' del governo Monti,che tecnico non è per nulla!
Lasciamo perdere la parola e il concetto di Equità evocato dalla grancassa mediatica. La nostra costituzione afferma che ogni cittadino deve contribuire al bilancio dello stato proporzionalmente al proprio reddito.
In modo proporzionale al proprio reddito e non inversamente proporzionale cui risponde il concetto di equità applicato da Monti nella sua ricetta.
Anche il vincolo del pareggio di bilancio sarà introdotto in costituzione, senza alcun passaggio consultivo poichè la maggioranza assicurata a Monti da PDL-PD-FLI e altri, risulta qualificata a modificare la costituzione.
Anche in questo caso la costituzione risulta 'formalmente' rispettata!
Parimenti si potrebbe chiedere quale costituzionalità sia insita in un comportamento e in una azione politica e governativa che ignora e fa carta straccia del risultato referendario su Energia e servizi pubblici locali.
Non sarebbe opportuno ricordare a qualcuno che anche questo è un comportamento incostituzionale ? Comportamento che aggrava e approfondisce la discrasia tra costituzione formale e reale ?
Il ruolo svolto dal presidente della Repubblica non è stato per nulla 'super partes' ; ma veicola una ricetta politico-economica a cui dovrebbe essere 'costituzionalmente estraneo'.
Perchè infatti si è scelto Mario Monti, rappresentante di quel 10% della popolazione italiana che detiene il 60-70% della ricchezza ,rappresentante del pensiero Finanziario Bocconiano e bancario; e non si ci è rivolti invece ad illustri economisti e pensatori,parimenti qualificati; ma che teorizzano altre ricette a salvaguardia degli interessi del restante 90% della popolazione italiana?
Il ruolo svolto in questi mesi dal presidente della Repubblica apre purtroppo un precedente nuovo che proietterà le sue conseguenze nefaste anche e soprattutto sul futuro.
E' quindi più che lecito, anche se provocatorio, chiedersi cosa succederà in Italia se dalle urne uscirà una maggioranza invisa a quei potentati che hanno imposto Monti in Italia e Papademos in Grecia ?
Come si comporterà il presidente della Repubblica Italiana in quel frangente ?
Franco Astengo parla di sospensione della democrazia a causa di un parlamento in cui manca una componente fondamentale : 'la sinistra'. Occorre ricordare che questo è anche il risultato degli errori diretti della sinistra ma anche il frutto dell'equivoco costituzionale rappresentato dal sistema maggioritario.
La questione quindi non è 'solamente' la costituzionalità dell'operato del presidente della repubblica ma più generalmente la ripresa di una visione costituzionalmente non equivoca. Occorre chiarire su quale piano si vuole agire e quale costituzione si vuole applicare, se quella materiale o quella formale e, conseguentemente operare, chiamando le cose con il proprio nome e liberandosi di tutte quelle compatibilità e tatticismi che di volta in volta vengono fatti emergere o vengono sottaciuti in base alle convenienze.
Furio Mocco
Carcare 08/01/2012












