Furio Mocco 19/01/2012
La grancassa mediatica a sostegno del governo Monti ha intonato da alcune settimane il refrain delle Liberalizzazioni tentando di costruire introno ad esse il maggior consenso possibile. Senza conoscere i contenuti dei provvedimenti si è assistito ad una vera e propria campagna pubblicitaria mistificatoria finalizzata a realizzare il consenso su questo tema a prescindere dai contenuti.
La grancassa mediatica a sostegno del governo Monti ha intonato da alcune settimane il refrain delle Liberalizzazioni tentando di costruire introno ad esse il maggior consenso possibile. Senza conoscere i contenuti dei provvedimenti si è assistito ad una vera e propria campagna pubblicitaria mistificatoria finalizzata a realizzare il consenso su questo tema a prescindere dai contenuti.
La mistificazione parte dalle pubblicizzazione dei redditi medi di determinate categorie professionali che dovrebbero essere oggetto di interventi delle cosiddette liberalizzazioni.
Si pubblicano quindi i redditi medi di commercianti,tassisti,artigiani,erogatori di carburanti. Come può essere che un notaio,un farmacista,un tassista guadagni meno di un lavoratore dipendente ? Che denunci al fisco dai 12 ai 30 mila euro ? Il refrain torna ad essere quello della casta, quello dei privilegi intoccabili , delle lobbies. Si sostiene che tutto ciò accade perché siamo in presenza di caste, di lobbies,che impediscono ad altri di partecipare al ‘banchetto’. Si tenta con dolo di far percepire un problema di natura
fiscale ,e di evasione, come un problema di liberalizzazione e quindi ,di libera concorrenza.
Questo taglio è stato usato nei confronti dei tassisti sostenendo che la liberalizzazione delle licenze avrebbe come primo risultato la diminuzione del prezzo del servizio, grazie alla maggiore competizione che le liberalizzazioni delle licenze genererebbero nel settore.
Stesso argomento è usato per i gestori di stazioni di servizio di carburanti,sostenendo l’idea che la competizione tra petrolieri nella stessa stazione di servizio abbia un influsso sul prezzo del carburante alla pompa.
Il concetto della diminuzione del prezzo di un determinato bene o servizio veicolato dalla concorrenza sul cosiddetto libero mercato si è dimostrato clamorosamente falso per le assicurazioni, più volte accusate di fare cartello. Altrettanto falso si è dimostrato nella telefonia dove i vari providers , fingono di farsi concorrenza al punto che, confrontando i vari canoni, si scopre che la spesa media annuale su diverse compagnie è del tutto similare.
Sui carburanti si omette per convenienza di dire quante siano le raffinerie e le compagnie effettivamente in concorrenza. Così come sul prezzo dei carburanti si omette di dire che su di esso gravano ancora gli aumenti decretati per finanziare la guerra in Jugoslavia ,in Libia, le varie missioni di pace, la ricostruzione del Belice e quant’altro.
L’esecutivo a guida Monti e le forze politiche che lo sostengono , manifestano ancora una volta il taglio liberista nell'affrontare i problemi.
L’obiettivo vero delle liberalizzazioni è mettere l'impresa capitalistica fondata sul lavoro precario, in concorrenza con il lavoro autonomo per spiazzare definitivamente quest'ultimo in nome della "modernizzazione". Questo aspetto è particolarmente evidente nella liberalizzazione degli orari dei negozi,che significa liquidare i negozi di vicinato gestiti in forma autonoma a favore dei supermercati e dei grandi magazzini aperti 24 ore su 24 perché basati sul lavoro precario, supersfruttato e sottopagato.
Ed è lo stesso obiettivo che il governo si propone con la liberalizzazione delle professioni, abolendo le tariffe di riferimento, con l’obiettivo di privilegiare i grandi studi, in mano a vere e proprie imprese capitalistiche, che ingrassano a spese del lavoro precario e sottopagato dei vari ‘praticanti’ in gran parte giovani e senza protezioni o diritti.
Una volta sgomberato il campo dai lavoratori autonomi e/o liberi professionisti, le tariffe si potranno rivedere al rialzo con accordi tra i ‘grandi’ dei vari settori.
Per i tassisti infatti si comincia a parlare di un unico grande ‘gestore’ di licenze ,che potrebbe diventare una grande società con alle dipendenze magari gli odierni tassisti autonomi ai quali affittare giornalmente, come a New York, le licenze da essi stessi cedute, e costretti all’auto sfruttamento al fine di incassare il necessario per affittare la licenza per il giorno dopo.
Assestata la mazzata sui privilegi del lavoro dipendente ,sulle pensioni, sugli ammortizzatori sociali per colpire la casta dei protetti,dei lavoratori a tempo indeterminato,per favorire i giovani,si dice; a tutti si propinano condizioni di lavoro che sfiorano la schiavizzazione e l’auto sfruttamento.
Ai giovani si preparano contratti che, alla faccia della professionalità e del riconoscimento del merito, li schiavizzano in rapporti di sudditanza.
In questo modo si veicola che il male dell’Italia, il vero tappo alla ripresa, siano di volta in volta i cassa integrati, le badanti,i tassisti,gli insegnanti che con le loro lezioni private sono degli evasori.
Si tace invece sul fatto che la bozza del decreto sulle liberalizzazioni continui a prevedere l’eliminazione dell’obbligo di applicare i contratti nazionali di lavoro nelle ferrovie. Cancellando il diritto dei lavoratori ad avere un contratto nazionale in un comparto importante, destrutturando ulteriormente la contrattazione collettiva, le condizioni e i diritti del lavoro.
Così si parla dei tassisti, degli insegnati, delle edicole,delle badanti e non della grandissima evasione fiscale consentita e protetta dai vari scudi fiscali, dalla possibilità di aprire società nei paradisi fiscali.
Come al solito non si affrontano mai le riforme di sistema necessarie, a partire da quella fiscale in linea con il dettato costituzionale, da una riforma scolastica che valorizzi la scuola pubblica a tempo pieno con un livello salariale adeguato per gli insegnati.
Le liberalizzazioni e la fase due del governo Monti, confermano quindi un taglio liberista che non solo non affronta il nodo dell’occupazione e delle protezioni sociali;ma aggraverà una situazione già irreversibilmente compromessa.
Il problema non è quindi avere i negozi aperti per più tempo per poter spendere di più;ma è dare agli italiani la possibilità di poter vivere in modo decente, di avere una aspettativa di vita e alcune certezze a partire dal posto di lavoro.
Così come in passato, le odierne liberalizzazioni, si trasformeranno in splendide regalie e svendite sottocosto ai soliti speculatori ed evasori ai quali si evita accuratamente di presentare il conto. Questo è il concetto di equità del governo Monti e dei partiti che lo sostengono. Questi ultimi hanno la stessa responsabilità politica dell’esecutivo e ne condividono le scelte strategiche.











