Si è conclusa attorno all'una l'imponente manifestazione che ha attraversato il centro di Cagliari nella giornata di sciopero generale proclamata da Cgil, Cisl e Uil a otto anni dall'ultima mobilitazione del genere. Il 28 giugno 2002 sfilarono in città in 50.000, almeno quanti (secondo le stime conclusive) se ne sono contati oggi tra piazza Giovanni XXIII e piazza Yenne, dove si sono tenuti i comizi.
«Gli impianti Alcoa devono rimanere in marcia», ha ricordato dal palco nel suo lungo intervento Susanna Camusso, della segreteria nazionale della Cgil, toccando la vertenza più cocente fra le tante che aggravano il quadro industriale in crisi in Sardegna. «Governo e Regione guardino questa piazza e le speranze dei lavoratori che non devono essere cancellate. L'Alcoa non deve andaresene da questo Paese. E ai ministri diciamo, non ci bastano le vostre dichiarazioni, non si può fare a chi urla di più. Vorremo invece sapere che cosa state predisponendo», ha aggiunto Camusso difendendo la cassa integrazione come «strumento fondamentale per tutelare i lavoratori e tenere aperte le imprese».
Sul palco, assieme ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil della Sardegna, Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca, sono saliti rappresentanti degli studenti, dei precari e deli operai Alcoa. «È una giornata memorabile», ha detto Medde alla folla, «de su populu sardu».







