Home » La Bacheca On Line » Lucio Magri Fondatore de "il manifesto"

Lucio Magri Fondatore de "il manifesto"

Lucio Magri Fondatore de "il manifesto" - Partito Rifondazione Comunista
Giovanni Russo Spena da Liberazione 30 Novembre 2011
Con Lucio Magri abbiamo perso un amico fraterno, un maestro di politica, un valoroso dirigente comunista. Ci vedevamo di tanto in tanto; quando volevo trascorrere un pomeriggio a ragionare sul mondo, su noi stessi, intorno al rovello comunista, mi recavo nella sua casa, che è stato cenacolo politico e culturale per generazioni di comunisti. Avevo cominciato a frequentare quelle stanze all'inizio degli anni Settanta, quando, giovane ed inesperto, entrai nelle segreterie del Pdup, in cui vi erano, oltre a Magri e Miniati, Rossanda, Foa, Pintor, Parlato, Castellina, Menapace. Discutevamo con passione per giornate intere (io osavo soltanto ogni tanto timidamente intervenire); la sera, spesso, dopo la riunione, usciva un mazzo di carte o una scacchiera e si giocava accanitamente. Sono stato l'ultima volta, in quella casa, pochi giorni fa, lunedì 21 novembre. Lucio, attento come sempre alle tendenze culturali ed alle propensioni analitiche voleva discutere con me delle tesi congressuali di Rifondazione comunista. Mi aveva dato appuntamento per questa settimana per discuterne più a fondo; ma aveva già organizzato il suo definitivo distacco, con la precisione scientifica che era uno dei suoi segni distintivi. Una morte drammatica; ma, se così si può dire, amabile e perfino dolce. Ha voluto raggiungere la sua amatissima Mara; non si era mai rassegnato alla sua morte. Mi ha ripetuto per tre volte, quel pomeriggio: «ora Mara sarà contenta; gli avevo promesso sul letto di morte che avrei terminato di scrivere "Il sarto di Ulm"; il libro l'ho scritto; ora è stato tradotto in tedesco, inglese, spagnolo, perfino in portoghese per la presentazione in Brasile; ho mantenuto al promessa fatta a Mara. Ora non ho più niente da fare». Mi rammarico ora perché non avevo capito fino in fondo; ero rimasto pensoso e un po' turbato, ma non avevo capito le sue intenzioni. Va gridato con forza, però, che nella sua scelta estrema non vi è stato né abbandono né rassegnazione; non mi è parso ritenesse che non ci fosse più nulla da fare per cambiare il mondo, pur vedendo le asprezze del momento; parlammo di programmi, di progetti, di come si costruisce oggi una soggettività antagonista. Con tutte le critiche che a noi faceva (dal punto di vista dell'"ortodossia comunista", come diceva per sfottere se stesso e noi) era contento che noi non fossimo nei confronti del governo Monti, diventati "badogliani". Riteneva fosse un punto decisivo per la ricostruzione di un pensiero comunista contemporaneo la nostra opposizione. Mi si affollano ora, disordinatamente, i ricordi di sette anni, dal '70 al '77, in cui abbiamo vissuto insieme passioni, movimenti di massa, azzardi. Anche duri scontri politici, divergenze culturali. Ancora si interrogava, il 21 novembre, sui motivi (a suo avviso incomprensibili) per cui ci eravamo divisi nella seconda metà degli anni 70. Era convinto che se non ci fossimo divisi saremmo stati un punto di riferimento a sinistra. Il tema dell'unità degli anticapitalisti in Lucio ritorna sempre; lo ricordo ad Arco di Trento (splendida relazione) per un progetto unitario per gli oppositori allo scioglimento del Pci; lo ricordo dirigente autorevolissimo di Rifondazione comunista. Continuo a ritenere che avesse ragione Lucio (mi fa piacere ricordarlo ora, dopo averlo scritto un mese fa sulla rivista "Su la testa", quando Lucio era in vita) quando sosteneva che il "processo costituente", vent'anni fa, avrebbe dovuto essere più aperto e profondo. Penso che avremmo dovuto valorizzare molto di più il testo scritto da Magri nel 1987 contro il "nuovismo" occhettiano; l'identità politica, scriveva, non è un dogma, ma una attitudine critica, una propensione, un campo di sofferti conflitti e profonde innovazioni. Il "Sarto di Ulm" si spiaccicò sul selciato perché tentò di volare e non ce la fece. Tuttavia - commenta Bertolt Brecht - alcuni secoli dopo gli uomini riuscirono effettivamente a volare. Grazie Lucio, anche per la tua metafora sul comunismo possibile.
01/12/2011 12:37 am commenti (0)