liberazione 27 gennaio 2010
Dino Greco
Producono un sinistro rumore di ricatto le parole di Rino Rappuoli, responsabile della ricerca nel campo dei vaccini della Chiron di Emmeryville, in California, e «uomo di riferimento» dello stabilimento di Siena della Novartis dove è stata prodotta gran parte dei circa 100 milioni di vaccini per fronteggiare l'influenza A. Il capo dei ricercatori ha voluto ieri replicare alle proteste levatesi da più parti - e con particolare insistenza da Liberazione - per la decisione della casa farmaceutica di Basilea di liberarsi di ventiquattro lavoratori dello stabilimento toscano, impiegati come informatori scientifici. Rappuoli ha utilizzato il più vieto degli argomenti, dicendo, in sostanza, di stare attenti, perché le eccessive rimostranze potrebbero scoraggiare gli investimenti dell'azienda in Italia con grave nocumento per l'occupazione e per il Paese, visto che proprio qui vengono pagate le tasse. Rappuoli ha poi aggiunto che sono molti gli Stati che si sono offerti di ospitare gli stabilimenti della Novartis e che uno di questi aprirà la propria attività in America, in Nord Carolina, nel 2012. Tanto per sottolineare, a chi fosse duro di comprendonio, che a tirare troppo la corda si rischia di rimanere a secco. Dove la pretesa "insostenibile" - di cui il sindacato si è reso interprete - consisterebbe nel chiedere che i ventiquattro lavoratori dichiarati eccedentari, su un totale di 1455 dipendenti, siano reintegrati nei ranghi aziendali, anche attraverso opportuni corsi di riqualificazione professionale: impresa giudicata titanica da un'azienda leader mondiale nelle biotecnologie mediche che ha realizzato, in un solo anno, stratosferici profitti sulla commercializzazione dei vaccini antipandemia, con un incremento dell'utile netto del 54%.
La Novartis metta da parte la dissimulata arroganza e si assuma la modestissima responsabilità di revocare i licenziamenti intimati.
Producono un sinistro rumore di ricatto le parole di Rino Rappuoli, responsabile della ricerca nel campo dei vaccini della Chiron di Emmeryville, in California, e «uomo di riferimento» dello stabilimento di Siena della Novartis dove è stata prodotta gran parte dei circa 100 milioni di vaccini per fronteggiare l'influenza A. Il capo dei ricercatori ha voluto ieri replicare alle proteste levatesi da più parti - e con particolare insistenza da Liberazione - per la decisione della casa farmaceutica di Basilea di liberarsi di ventiquattro lavoratori dello stabilimento toscano, impiegati come informatori scientifici. Rappuoli ha utilizzato il più vieto degli argomenti, dicendo, in sostanza, di stare attenti, perché le eccessive rimostranze potrebbero scoraggiare gli investimenti dell'azienda in Italia con grave nocumento per l'occupazione e per il Paese, visto che proprio qui vengono pagate le tasse. Rappuoli ha poi aggiunto che sono molti gli Stati che si sono offerti di ospitare gli stabilimenti della Novartis e che uno di questi aprirà la propria attività in America, in Nord Carolina, nel 2012. Tanto per sottolineare, a chi fosse duro di comprendonio, che a tirare troppo la corda si rischia di rimanere a secco. Dove la pretesa "insostenibile" - di cui il sindacato si è reso interprete - consisterebbe nel chiedere che i ventiquattro lavoratori dichiarati eccedentari, su un totale di 1455 dipendenti, siano reintegrati nei ranghi aziendali, anche attraverso opportuni corsi di riqualificazione professionale: impresa giudicata titanica da un'azienda leader mondiale nelle biotecnologie mediche che ha realizzato, in un solo anno, stratosferici profitti sulla commercializzazione dei vaccini antipandemia, con un incremento dell'utile netto del 54%.
La Novartis metta da parte la dissimulata arroganza e si assuma la modestissima responsabilità di revocare i licenziamenti intimati.











