14 settembre 2011 diDomenico Gallo
In questi giorni è in pieno fermento la campagna per la raccolte delle firme su un referendum che promette agli elettori di liberarsi del “porcellum”. Non v'è dubbio che si tratti di un'esigenza giustissima, però le risposte che i quesiti referendari forniscono a quest'esigenza non sono all'altezza della sfida.
Il referendum, utilizza la giusta indignazione popolare verso la legge “porcata”, deviandola verso obiettivi ingannevoli in quanto i quesiti proposti non sono idonei ad assicurare il superamento di quei difetti che rendono insopportabile la vigente legge elettorale.
La pretesa di resuscitare la legge elettorale previgente (il c.d. “Mattarellum”) attraverso l'abrogazione della legge Calderoli, – è impraticabile da un punto di vista tecnico-giuridico poichè la "riviviscenza" di una legge già abrogata può essere operata solo con legge approvata dal Parlamento e non da un referendum che può solo abrogare, non esprimere altre volontà. La Corte Costituzionale ha infatti stabilito che può essere ammesso un referendum in materia di leggi elettorali solo se "ne risulti una coerente normativa residua, immediatamente applicabile, in guisa da garantire, pur nell'eventualità di inerzia legislativa, la costante operatività dell'organo" (sent. 32/1993).
In questi giorni è in pieno fermento la campagna per la raccolte delle firme su un referendum che promette agli elettori di liberarsi del “porcellum”. Non v'è dubbio che si tratti di un'esigenza giustissima, però le risposte che i quesiti referendari forniscono a quest'esigenza non sono all'altezza della sfida.
Il referendum, utilizza la giusta indignazione popolare verso la legge “porcata”, deviandola verso obiettivi ingannevoli in quanto i quesiti proposti non sono idonei ad assicurare il superamento di quei difetti che rendono insopportabile la vigente legge elettorale.
La pretesa di resuscitare la legge elettorale previgente (il c.d. “Mattarellum”) attraverso l'abrogazione della legge Calderoli, – è impraticabile da un punto di vista tecnico-giuridico poichè la "riviviscenza" di una legge già abrogata può essere operata solo con legge approvata dal Parlamento e non da un referendum che può solo abrogare, non esprimere altre volontà. La Corte Costituzionale ha infatti stabilito che può essere ammesso un referendum in materia di leggi elettorali solo se "ne risulti una coerente normativa residua, immediatamente applicabile, in guisa da garantire, pur nell'eventualità di inerzia legislativa, la costante operatività dell'organo" (sent. 32/1993).
non consente di centrare il principale obiettivo indicato dai proponenti, vale a dire quello di restituire agli elettori la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti.
Infatti, sia nel collegio uninominale maggioritario, sia nel collegio plurinominale proporzionale con liste bloccate, potranno essere elette soltanto le persone designate dal Capo politico o dalle segreterie dei partiti, senza che gli elettori possano avere alcuna voce in capitolo.
Infatti, sia nel collegio uninominale maggioritario, sia nel collegio plurinominale proporzionale con liste bloccate, potranno essere elette soltanto le persone designate dal Capo politico o dalle segreterie dei partiti, senza che gli elettori possano avere alcuna voce in capitolo.
La manomissione della volontà degli elettori che la legge Calderoli realizza attraverso il premio di maggioranza, resta confermata nell’impianto maggioritario a turno unico del mattarellum.
La pretesa di consentire ai cittadini di scegliere i parlamentari e chi deve governare il paese è frutto di un mito che corrompe la Costituzione. La concezione che attraverso le elezioni i cittadini siano chiamati ad eleggere un governo è inconciliabile con la forma della democrazia prefigurata dalla Costituzione italiana, fondata sulla centralità del parlamento come luogo della rappresentanza politica e sulla dignità della funzione parlamentare, che non tollera alcun vincolo di mandato.
L’impianto bipolare forzato rimane confermato dalla restaurazione del Mattarellum.
La pretesa di consentire ai cittadini di scegliere i parlamentari e chi deve governare il paese è frutto di un mito che corrompe la Costituzione. La concezione che attraverso le elezioni i cittadini siano chiamati ad eleggere un governo è inconciliabile con la forma della democrazia prefigurata dalla Costituzione italiana, fondata sulla centralità del parlamento come luogo della rappresentanza politica e sulla dignità della funzione parlamentare, che non tollera alcun vincolo di mandato.
L’impianto bipolare forzato rimane confermato dalla restaurazione del Mattarellum.
Ciò comporta una drastica riduzione del pluralismo ed una compressione della rappresentatività, cioè della capacità degli eletti di rappresentare le domande ed i bisogni sociali presenti nel corpo elettorale.
In realtà un referendum volto veramente a cancellare la legge Calderoli, eliminando le principali assurdità di questo sistema (premio di maggioranza, designazione del Premier e voto bloccato) è stato proposto dal Comitato presieduto da Passigli. Il prof. Passigli ha bloccato la raccolta delle firme in quanto i suoi quesiti risultavano incompatibili con la proposta di referendum Morrone successivamente presentata. Pertanto l'iniziativa referendaria portata avanti dal comitato Morrone più che ad aggredire la legge Calderoli è risultata rivolta a far fallire l'iniziativa Passigli ed a confermare la torsione verso il maggioritario ed il bipolarismo forzato che ha trovato l'apice nella legge Calderoli. 











