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Un Altro Detenuto Si Impicca In Cella . E' Il Quarto Suicidio Dall'inizio Del 20

Un Altro Detenuto Si Impicca In Cella . E' Il Quarto Suicidio Dall'inizio Del 20 - Partito Rifondazione Comunista
Quarto suicidio nelle carceri italiane dall'inizio dell'anno: Giacomo Attolini, 49 anni, detenuto comune nel carcere di Verona, si è impiccato utilizzando una maglietta legata alle sbarre della finestra del bagno in cella. L'uomo - secondo quanto si è appreso - si è tolto la vita nella tarda sera di ieri, attorno alla mezzanotte. In otto giorni, dunque, sono già quattro i detenuti che hanno deciso di farla finita: il 2 gennaio, ad Altamura (Bari) si è ucciso Pierpaolo Ciullo, 39 anni: tre giorni dopo si è impiccato nel carcere Buoncammino di Cagliari, Celeste Frau, 62 anni; e ieri sera, nel supercarcere di Sulmona è stato trovato senza vita Amato Tammaro, 28 anni, di ritorno in cella dopo un permesso premio; sempre ieri sera, infine, il suicidio a Verona di Attolini. Attolini, accusato di omicidio premeditato, era in carcere dal 29 marzo scorso dopo avere sparato e ucciso a Mozzecane (Verona) Andrea Sutik, 25 anni, romena, e ferito il marito Tiberio, 23. «Una morte annunciata, che poteva essere evitata»: non ha dubbi l'avvocato Guido Beghini, difensore di Giacomo Attolini. «Purtroppo - ha detto il legale - non sono affatto sorpreso di quello che è successo. Attolini era in infermeria non a caso: aveva già tentato di uccidersi e mi avevano assicurato che era sottoposto ad una sorveglianza molto stretta».  Il legale racconta che «era stato privato delle lenzuola e di ogni altro materiale che potesse consentirgli un gesto estremo. Si è strappato la maglia e si è impiccato approfittando di un  cambio di turno». Il difensore del pizzaiolo sottolinea che «la partita non era chiusa». «L'indagine era ancora aperta - prosegue - avevo chiesto un nuovo interrogatorio a fine mese, anche perchè attendevo la perizia di parte per il riconoscimento della semi-infermità mentale». «Avevo visto il mio cliente l'ultima volta prima di Natale - conclude l'avvocato - non era la vicenda processuale ad affliggerlo, ma piuttosto i suoi problemi personali: pensava alla sua famiglia, alla moglie e alle figlie. È stata la vergogna ad armare la sua mano».
09/01/2010 12:17 pm commenti (0)

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