Maltempo Il paese di San Fratello sta progressivamente sparendo, inghiottito da una gigantesca sabbia mobile. Un destino che accomuna l'84 per cento dei Comuni in provincia di Messina, tutti a elevato rischio idrogeologico
Una gigantesca sabbia mobile sta inghiottendo con estrema lentezza il paese di San Fratello, quasi 5mila anime in provincia di Messina.
L'area è interessata da un fronte franoso esteso circa un chilometro e che interessa un territorio di circa quattro chilometri quadrati. «La situazione è molto allarmante», spiega il responsabile della Protezione Civile provinciale Bruno Manfrè che coordina le operazioni di soccorso. «Stiamo vedendo il paese sparire - aggiunge il sindaco Salvatore Sidoti Pinto - la frana ha coinvolto tutto il versante nord-est di San Fratello, coinvolgendo la parte relativamente più nuova, comprese le scuole elementari e medie. Stiamo qui che guardiamo quello che accade senza potere intervenire per fare qualcosa».
La collina viene giù poco a poco a valle e alle abitazioni viene a mancare il sostengo del terreno. Il fronte della frana è raddoppiato in poche ore raggiungendo i due chilometri. Mentre la mappa del dissesto idrogeologico si allarga. In Calabria, viene aggiornato di ora in ora il bollettino delle strade chiuse o percorribili a senso unico alternato per i cedimenti di terreno causati dalle piogge consistenti delle ultime ore. In molti centri i collegamenti sono garantiti solo grazie all'utilizzo di strade comunali. Decine di migliaia di persone inoltre sono da domenica pomeriggio senz'acqua a Catanzaro e nell'hinterland dopo che la piena del fiume Alli che scorre a monte del capoluogo, dovuta alle forti piogge, ha trascinato un tratto di acquedotto che serve la città e molti centri della fascia ionica.
«Il territorio che si rimodella in questa maniera è opera e costruzione della natura - afferma Riccardo Caniparoli, geologo, esperto di dissesto idrogeologico, membro di un tavolo tecnico del ministero dell'Ambiente e docente di Valutazione di impatto ambientale - e il movimento è dettato solo da leggi naturali. È quindi impensabile un intervento dell'uomo a giochi fatti per risolvere questo tipo di problemi. Se si voleva intervenire lo si doveva fare prima. E coinvolgendo le professionalità più vicine al problema. Il geologo ambientalista è l'unico che conoscendo l'equilibrio ambientale può prevedere e prevenire l'evoluzione del territorio. Programmando anche eventuali interventi umani compatibili. Per questo - aggiunge Caniparoli - sono molto preoccupato per il ritorno del nucleare in Italia. Non mi interessa il dibattito sul sì o no all'atomo. Dico solo che le centrali devono essere costruite in zone che possono garantire elevati standard di sicurezza. E in Italia, questo è possibile solo in alcune zone della Sardegna».
I sindaci dei Comuni dei Nebrodi in un telegramma inviato, tra gli altri, alla presidenze del Consiglio dei ministri e della Regione Siciliana, scrivono che «l'emergenza idrogeologica nel territorio dei Nebrodi in Provincia di Messina continua ad aggravarsi» e «l'incolumità dei cittadini è gravemente minacciata». Alcuni paesi, come Longi, sono isolati e raggiungibili solo percorrendo vecchie mulattiere.
Più di otto comuni su dieci (84 per cento) della provincia di Messina si trovano su un territorio considerato a rischio per frane e alluvioni anche per effetto della progressiva cementificazione del territorio che ha sottratto terreni fertili all'agricoltura. Lo denuncia la Coldiretti, secondo la quale la situazione di Messina con ben 91 comuni a rischio è più grave rispetto alla media nazionale in Italia dove il 70 per cento dei Comuni è a rischio idrogeologico.
Secondo Wwf Italia, «il gioco non vale la candela: è un gioco grottesco assistere alla propaganda governativa sulla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina mentre continua a sgretolarsi il territorio. In questa situazione è indecente congelare 1,3 miliardi di euro, come ha fatto il Governo, quando ancora poi il Governo non trova le ingenti somme necessarie solo per rimarginare le gravi ferite di Giampilieri e di Scaletta».







